Un ladro, un poliziotto e una broker assicurativa. È da questi tre personaggi che il regista Bart Layton, ispirato all’omonimo racconto di Don Winslow, nel 2026 porta nelle sale “Crime 101 – La strada del crimine”, thriller dal ritmo frenetico.
La vicenda è ambientata in California, lungo la Highway 101, nell’ultimo periodo in quest’area si registrano numerosi furti eseguiti con una precisione quasi chirurgica. Il responsabile è Mike Davis (Chris Hemsworth), un ladro gentiluomo dal passato difficile che agisce secondo un codice ferreo: effettuare i colpi in solitaria, non usare mai la violenza e sparire senza lasciare prove. Sulle sue tracce c’è il detective Lou Lubesnick (Mark Ruffalo), l’unico a intuire fin da subito che quei colpi sono opera di un unico criminale che si muove secondo uno specifico pattern.
Il film racconta l’inevitabile scontro tra questi due uomini: due lupi solitari che, pur stando ai lati opposti della legge, si somigliano molto più di quanto vorrebbero ammettere.
In parallelo, viene raccontata la storia di Sharon Colvin (Halle Berry), broker assicurativa che ha dedicato tutta la sua vita lavorando in maniera corretta e impeccabile. Nel corso della pellicola, si rende conto che tutti i suoi colleghi ottengono soddisfazioni lavorative molto più velocemente di lei. Nel frattempo, quando Mike sta preparando quello che potrebbe essere il suo ultimo colpo, l’ultimo per sistemarsi definitivamente, si imbatte in lei. Ha bisogno del suo contributo per finalizzare il piano di azione. Il ladro punta sul senso di ingiustizia che affligge la donna, inizialmente è del tutto restia e rifiuta la proposta di Mike, ma, dopo aver subito l’ennesima ingiustizia a lavoro, Sharon si convince a collaborare con il ladro.
A complicare la situazione, si insinua il personaggio di Ormon (Barry Keoghan), che porta caos nella narrazione. È l’opposto di Mike: violento, imprevedibile, mette a rischio il piano perfetto del protagonista. È rappresentato come il tipico villain, un motociclista violento pronto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo e a prevalere sul suo antagonista.
Degno di nota è il modo in cui Layton sia riuscito a bilanciare l’azione con la critica sociale. Attraverso i personaggi di Sharon Colvin e Lou Lubesnick, vediamo un’America stanca, che sebbene incoraggi a inseguire i propri sogni e i propri ideali, fa sentire traditi coloro che fanno la cosa giusta e perseguono le proprie idee.
Nel complesso il film, nonostante la durata, risulta coinvolgente e piacevole, non è il classico thriller caratterizzato solo da inseguimenti infiniti e scontri violenti. È più una partita a scacchi, in cui viene dato particolare spazio alla caratterizzazione psicologica dei personaggi. Proprio per questo motivo sarebbe stato interessante dedicare più spazio al passato turbolento del protagonista.

Clara Chiusuri