Per tutti gli amanti del cinema di genere italiano è in libreria, per i tipi di Cut-up, “Dèmoni. La rinascita”, volume firmato dal maestro dell’horror Lamberto Bava. L’orrore, questa volta, viene dai media digitali, dal virtuale e dai social, nuovo portale attraverso il quale i mostri – che amiamo da quarant’anni – possono lanciarsi all’assalto della vita reale. “Dèmoni. La rinascita”, oltre ad essere il titolo del libro, è anche quello di un videogioco che viene presentato su una piccola isola. Proprio lì accorre una folla di fanatici e curiosi, più o meno giovani, che amano i brividi e non sanno in che dose li avranno da lì a poco…

Dopo il cinema di “Dèmoni” (1985) e la televisione di “Dèmoni 2… L’incubo ritorna” (1986), in “Dèmoni. La rinascita” il contagio viene da un videogioco, alzando ancora di più l’asticella del coinvolgimento dei personaggi… Parliamo di questa progressione?

Lamberto Bava: Eh sì! I media, il cinema, la televisione possono essere veri dèmoni.  Col possibile “Dèmoni 3”, un film che ho inseguito per decenni, si tornava un po’ indietro… Il contagio avveniva con i libri, che era una bella idea, ma più legata ad una storia di stampo classico. Invece con “Dèmoni. La rinascita” c’è presente e futuro, videogioco, metaverso, realtà iper-virtuale. Credo che il cambio di sfondo abbia portato qualcosa di nuovo nella saga dei miei “Dèmoni” perché, se rifletti bene, nel web possiamo essere tutti protagonisti e di conseguenza cresce la possibilità di orrore.

Come e quando nasce l’idea del romanzo? 

L.B.: L’idea di un sequel di “Dèmoni 2… L’incubo ritorna” risale a subito dopo l’uscita di quel film, poi in parte l’idea è stata sviluppata in altri progetti. Tornando a questo racconto lungo o romanzo breve che ora ha pubblicato Cut-up, invece, deriva da un possibile soggetto che mi è venuto in mente qualche anno fa, poi, in un secondo momento, ho cominciato a sceneggiarlo e mi sono trovato tra le mani un romanzo, ma dentro di me è sempre un possibile sequel di una saga che ha caratterizzato tutta la mia carriera di regista.

Quello che colpisce dei tuoi romanzi è la capacità di immergere visivamente e nel vivo dell’azione il lettore. Accadeva anche in “Solo per noi vampiri” e “Il terzo giorno”. Come cambia il tuo processo creativo quando scrivi sceneggiature da quando scrivi romanzi?

L.B.: Grazie, è esattamente quello che cerco. Devo dire che per me è davvero la stessa cosa scrivere per la pagina scritta o per il cinema, in entrambi i casi metto su carta quello che vedo. E poi posso dire che la mia passione per la scrittura deriva direttamente dalla mia prima passione, che rimane sempre il cinema. Anche per gli altri due libri che citi, il processo è stato lo stesso.

Dopo il romanzo breve “Dèmoni. La rinascita”, il volume Cut-Up mette insieme una serie di testimonianze sul primo film di Stivaletti, Battaglia, Simonetti, seguito da cinque racconti, “Borderline”, “Una coppia perfetta”, “Sopravvissuta”, “Federico”, “Erano venuti per me”, che sembrano altrettanti spunti per nuovi romanzi o film… Ne possiamo parlare?

L.B.: Come no! Il mio lavoro rimane sempre quello. Non sono solo legato a “Dèmoni”, dopo quarant’anni sarei troppo monocorde e ripetitivo se parlassi solo di quel tema lì, dunque, cerco in me e spesso mi vengono anche in mentre altre storie quasi sempre un po’ cattivelle e ai confini di possibili film. C’è anche qualcosa di paura autobiografica, quella quasi vera, in “Erano venuti per me”, un po’ di satira in “Federico”, mentre “Borderline” è un thriller tropicale così come “Una coppia perfetta” è un horror turistico e “Sopravvissuta” una storia agghiacciante. Ma in fondo, se ci penso bene, si tratta sempre di nuovi, piccoli dèmoni, ahime!