C’è tutto Hemingway nella pellicola “Di là dal fiume e tra gli alberi”, trasposizione cinematografica dell’ultimo romanzo dello scrittore statunitense, pubblicato a New York nel 1950. È un lento e distaccato racconto (lo spettatore non riesce mai ad entrare in empatia con i personaggi) che si apre e si chiude nell’identico modo: con la visione di un vecchio e del mare. I leit motiv della narrativa del noto autore (la guerra, la solitudine, l’estraniazione e la vecchiaia) sono così riproposti in chiave cinematografica e ambientati in una Venezia onirica e sfocata.
Diretto da Paula Ortiz, in una cornice postbellica il film racconta l’incontro tra due generazioni. Un incontro professionale tra un anziano colonnello e un giovane sergente nella prima parte del film. D’amore nella seconda. Una pellicola con un protagonista maschile, il Colonnello Cantwell, che giunge a Venezia nella speranza di realizzare il suo ultimo sogno, circondato da molte donne, interpretate da Matilda De Angelis, Laura Morante e Sabrina Impacciatore.
È un omaggio anche all’arte non solo per la meravigliosa ambientazione nella laguna veneta, ma anche per i molti richiami e citazioni, come gli affreschi di Giotto – alcuni danneggiati dalle guerre – e le poesie di Byron, “poeta, soldato e donnaiolo”, come viene appellato dalla tassista Renata.
La fotografia sembra ispirarsi ai quadri di Dalì riproducendo quell’atmosfera atemporale degli orologi sciolti. Sebbene dalla musica, in particolare dalle note dello swing, è possibile collocare la pellicola negli anni Quaranta, questo racconto sui traumi bellici può adattarsi anche al nostro tempo. E il tuca-tuca cantato da Matilda De Angelis (di recente al centro di una polemica esagerata – a mio giudizio – nei confronti dei prestigiosi Nastri d’Argento presieduti dalla giornalista Laura Delli Colli) corrobora questa tesi. Al cinema grazie a PFA Films. Per chi ama la letteratura di Hemingway.
Alessandra Alfonsi