In un mondo sotterraneo, ogni livello di un’enorme struttura riflette non solo uno stato fisico, ma anche una profonda crisi di disperazione, fame e sopravvivenza. “Il buco – capitolo 2” (scritto da Galder Gaztelu-Urritia Munitxa) riporta gli spettatori in quel claustrofobico incubo già conosciuto nel primo film, “Il buco” (2019), introducendo nuove regole e rinnovate riflessioni sulle dinamiche sociali. Questo seguito espande le tematiche filosofiche, ponendo nuovamente al centro l’eterna lotta tra individualismo e collettività; in particolare, si indaga quanto, seppur nel più rigido dei sistemi, l’egoismo umano sia capace di trovare crepe attraverso cui prosperare. In questo capitolo, oltre alla consueta struttura verticale che riflette la stratificazione sociale, emerge una regola intrigante: ogni individuo può consumare solo il piatto scelto prima dell’ingresso. Se inizialmente questa norma sembra promuovere un ordine diverso nella “fossa” rispetto al caos alimentato dall’anarchia del primo film, presto si rivela essere solo una nuova facciata per la violenza e l’inevitabile rottura della struttura. Mentre il primo capitolo seguiva le vicende del protagonista Goreng (Ivan Massagué), impegnato a portare un cambiamento nel sistema corrotto scendendo attraverso i livelli della prigione, nel secondo si assiste alla formazione di due fazioni: gli “unti”, i difensori della legge che vedono nelle regole l’unico mezzo per mantenere un minimo di ordine, e i “barbari”, che percepiscono queste regole come oppressive e limitanti. I difensori delle regole, in realtà, sono altrettanto spietati dei barbari, mostrando come il potere, anche se apparentemente giustificato, possa diventare oppressivo. Successivamente si assiste a un cambiamento di rotta: dopo aver presentato le dinamiche collettive e i conflitti tra le diverse fazioni, la narrazione si concentra sempre di più su un’altra protagonista, Perempuán (Milena Smit), il cui trauma diventa il fulcro della seconda parte della sceneggiatura. Le sue decisioni azzardate e talvolta violente non riguardano solo la sopravvivenza fisica, ma anche quella morale, in un contesto che sembra spingere inevitabilmente verso la disumanizzazione. Il finale lascia molte domande aperte, suggerendo che, nonostante i tentativi di organizzare la società in maniera più equa, l’umanità sembra destinata a ripetere i suoi stessi errori. La violenza e l’egoismo, elementi centrali del primo film, riemergono con forza anche in questo secondo capitolo, ma arricchiti da una riflessione più complessa sui rapporti di potere e sul fallimento della legge come strumento di equità. Il film è disponibile su Netflix dal 4 ottobre.
Lisa Napoleone