L’angolo di Michele Anselmi
Magari si poteva trovare un titolo italiano che spiegasse qualcosa di più: “A Thousand and One”, letteralmente “Mille e uno”, ma è difficile da ricordare e magari funziona bene in inglese. Esce nelle sale giovedì 29 giugno, targato Lucky Red e Universal, il film d’esordio della regista americana di origini giamaicane A.V. Rockwell (non sono riuscito a trovare il nome per intero). Una storia “all black”, insomma rigorosamente afro-americana, che si svolge perlopiù ad Harlem, cioè a New York, tra il 1994 e il 2005. Due date non scelta a caso: l’elezione a sindaco del repubblicano Rudy Giuliani, con la sua “tolleranza zero”; la riconferma a sindaco dell’ex democratico e poi repubblicano Michael Bloomberg, con la sua implacabile strategia di “gentrificazione”, ovvero trasformazione di quartieri popolari in zone abitative di pregio.
Rockwell cita nelle interviste la leggenda di Shahrazad contenuta nella silloge “Le mille e una notte” (di qui il titolo?) come fonte d’ispirazione. E in effetti c’è una bugia salvifica alla base della vicenda, ma sarebbe un misfatto rivelarla. Diciamo allora che la ventiduenne parrucchiera Inez, appena uscita dal carcere, bella e sfrontata, “rapisce” in ospedale Terry, il bambino di sei anni di cui non seppe curarsi e finì in affido. Insomma un figlio abbandonato e ripreso. Il piccolo, taciturno e vulnerabile, vuole mangiare i Kit-Kat e giocare coi Power Rangers; la madre non sa bene come comportarsi con “T”, ma di sicuro deve cambiare aria, quindi lasciare Brooklyn per Harlem, in modo da metterlo al riparo da eventuali controlli polizieschi con l’aiuto di documenti falsi.
Avete capito: madre e figlio, crescendo, si aiuteranno a vicenda, creando qualcosa che somiglia a una famiglia vera, specie con l’aggiunta di Lucky, l’ex fidanzato di Inez, anch’egli appena uscito dalla galera e all’inizio restio a fare da padre al moccioso nel frattempo diventato adolescente.
Fotografia sul livido a luce naturale, cinepresa mobile, uno stile ruvido e quasi documentaristico, molta musica funky, il rumore sordo della metropoli, un senso di forte fisicità femminile, case fatiscenti, un senso di minaccia permanente… “A Thousand and One” racconta una sorta di redenzione, sociale ed etica, pur all’interno di un contesto di dura sopravvivenza, dove anche una perdita d’acqua può trasformarsi in una condanna, in uno sfratto.
Lo sguardo orgoglioso è il corpo mozzafiato di Teyana Taylor, 32 anni, cantante di un certo successo, fanno la forza del film, lei è come un’amazzone che si piega ma non si spezza, una donna coraggiosa, sulle prima sprezzante, che trova piano piano dentro di sé la forza di essere “madre”, anche moglie premurosa, custodendo un terribile segreto che alla fine dovrà per forza rivelare.
Michele Anselmi