“The Well” è il lato oscuro di Federico Zampaglione. Più terrificante e spietato. Quel lato che non canta “Perché siamo due destini che si uniscono”, ma mostra orchi cannibali che si cibano di sangue, strappano occhi, lacerano braccia e scorticano vivi come nelle più classiche torture medioevali. Senza alcun freno inibitore. Crudele e cinico.

Al cinema dunque Zampaglione è un autore spietato, ben lontano da quel lato romantico che compone splendide ballate. Anche se il regista ha definito la sua opera “disperatamente romantica”, in campo artistico sembra per di più un Dottor Jeckyll e Mister Hyde. Certo irriconoscibile il suo marchio delicato di “La descrizione di un attimo” e “Per me è importante”, ma con uno stile tutto suo anche nel linguaggio cinematografico.

“The Well”, la sua nuova opera come regista, dopo “Nero Bifamiliare” e “Shadow” è un horror gotico, ambientato nel Castello Theodoli di Sambuci. Non c’è solo un chiaro riferimento ai maestri del genere horror italiano, dal Freda di “I vampiri” in giù, ma anche ai leitmotiv di molte opere artistiche medioevali, con l’homunculus che funge da monito sulla caducità. L’opera stessa, oscillando tra il Bene e il Male, tra la Vita e la Morte, riflette proprio sul tema medioevale della brevità della vita. E la cornice narrativa è fornita da un quadro, realizzato nel 1493, considerato dannato, per il cui restauro viene ingaggiata una giovane statunitense.

Venduta in centoquattro paesi, la pellicola è stata realizzata in collaborazione con la Tibur Tivoli Film Commission con la partecipazione di Alessandro Tapini in qualità di Location Manager. Dal 1° agosto al cinema distribuito da IperUranio Film.

Alessandra Alfonsi