La Mostra di Michele Anselmi | 10
Confesso la mia ignoranza: non avevo mai visto nulla di Paolo Strippoli, regista barese, 32 anni, specializzato in cupe storie horror all’italiana. Alla Mostra, tra i fuori concorso, passa il nuovo “La valle dei sorrisi” e debbo riconoscere che il giovanotto sa il fatto suo in materia. Un tempo, da giovane critico e cinefilo, ero esperto del ramo, specie sul versante americano, poi finii col disinteressarmi. Ma “La valle dei sorrisi” merita uno sguardo, anche se sento pareri discordanti tra i colleghi.
«Volevo esplorare l’horror non come semplice dispositivo di tensione, ma come spazio simbolico per raccontare la fragilità dell’identità e il bisogno disperato di appartenenza» scrive Strippoli. Aggiunge: «È un film sull’amore che cura, ma a caro prezzo. Sull’importanza del dolore nelle nostre vite. E su chi ha il coraggio di non sorridere».
La valle dei sorrisi indicata dal titolo, da leggere per antifrasi, è isolata tra le montagne del Friuli Venezia Giulia. A Remis, paesino che nel 2009 fu vittima di un devastante incidente ferroviario con decine di morti, oggi tutti sembrano felici, altruisti, sorridenti, sereni. Sin troppo. Se ne accorge subito Sergio Rossetti, un malmostoso insegnante di educazione fisica, ex campione di judo, approdato lassù nella speranza di lenire un dolore squassante. Lo straniero beve, maltratta tutti a scuola, non vede l’ora di andarsene; ma l’incontro con una graziosa barista, Michela, gli squaderna un mondo inatteso, a suo modo inquietante.
Una notte a settimana gli abitanti si radunano in una specie di chiesa-hangar per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente dai capelli già imbiancati, forse queer, corpo sacrificale e insieme entità redentrice. Matteo assorbe la sofferenza dei paesani attraverso rituali promossi dal padre e dal prete locale. Ma a che prezzo per la sua vita di giovane in crescita?
«La Bestia che sale dalla terra annienta il dolore ma allontana Dio» sentiamo dire a un certo punto, mentre i foschi presagi si trasformano in un feroce sabba, s’intende parecchio cruento, secondo le regole del genere.
Naturalmente si può anche ironizzare sulla storia scritta dal regista con Jacopo Del Giudice e Milo Tissone, magari rimpiangendo certe atmosfere di M. Night Shyamalan, John Carpenter o Peter Weir; tuttavia la domanda è sempre la stessa: ci credi, vedendo il film, o vince solo la messinscena con i relativi trucchi splatter? A me pare che, nel precipitare degli eventi atroci e nonostante qualche sbrodolatura nel finalissimo, “La valle dei sorrisi” si lasci vedere volentieri. Nel senso che Strippoli dribbla il ridicolo e conduce il gioco sui binari che gli sono cari. Per la serie: fino a che punto è lecito anestetizzare il dolore psichico che grava su un’intera comunità?
Coprodotto da Fandango e nelle sale dal 17 settembre con Vision Distribution, “La valle dei sorrisi” convoca un nutrito gruppo di bravi attori, da Michele Riondino a Giulio Feltri, da Romana Maggiora Vergano a Paolo Pierobon, da Roberto Citran a Sergio Romano, nell’ambizione, pare di capire, di nobilitare un po’ il genere o semplicemente di irrobustirlo con una recitazione meno abborracciata del solito. La differenza si vede.
Michele Anselmi