In un panorama cinematografico sempre più incline a esplorare relazioni che sfidano le convenzioni sociali, “Lonely Planet” si presenta come una storia che, pur radicata in dinamiche romantiche note, tenta di offrire uno sguardo più complesso su temi legati alla maturità, alla scoperta personale e alla differenza di età. Diretto e scritto da Susannah Grant, il film segue la storia di Catherine (Laura Dern), una scrittrice affermata in crisi creativa e personale. Reduce da una recente rottura e incapace di superare un blocco dello scrittore che la tormenta, decide di partecipare a un ritiro per scrittori in Marocco, sperando che il fascino dei paesaggi l’aiuti a ritrovare la sua voce artistica. Fin dall’inizio, il film punta su una dinamica che mette in contrasto una donna matura, sicura di sé e indipendente, e un uomo più giovane, apparentemente meno risolto. Owen (Liam Hemsworth), vent’anni più giovane di Catherine, è un ex quarterback liceale ora impiegato nella finanza a New York, che vive una vita di apparente successo professionale, ma che sembra mancare di un vero scopo personale. La loro relazione inizia casualmente, in un contesto pittoresco tipico del luogo. L’incontro tra Catherine e Owen viene facilitato da Lily (Diana Silvers), una giovane scrittrice emergente, nonché fidanzata di Owen. Affascinata dal successo di Catherine, Lily ammira la sua carriera letteraria, e la sua presenza sembra sottolineare il divario tra le esperienze di vita dei personaggi. Tuttavia, ciò che potrebbe trasformarsi in una riflessione più sottile e complessa sulle dinamiche tra i protagonisti tende a rimanere su un piano narrativo piuttosto convenzionale, con dialoghi che spesso riflettono più l’attrazione superficiale che una vera esplorazione delle loro differenze o somiglianze interiori. Laura Dern porta in scena una performance sfumata, capace di esprimere con delicatezza la frustrazione e il desiderio di Catherine di ritrovare la propria creatività. Dall’altro lato, Liam Hemsworth, pur con la sua indiscutibile presenza scenica, sembra limitato nel suo ruolo, che non permette al suo personaggio di evolvere oltre la superficie. Owen rimane intrappolato nella sua rappresentazione di giovane attraente, ma senza una reale direzione che lascia poco spazio per una connessione profonda con Catherine. Dal punto di vista narrativo, il film sembra muoversi con un ritmo pacato, quasi meditativo, lasciando spazio a momenti di riflessione e contemplazione. Tuttavia, la storia sembra dirigersi verso un epilogo che, pur cercando di offrire una conclusione soddisfacente, può lasciare allo spettatore la sensazione che alcuni degli sviluppi siano stati trattati in modo frettoloso. Nonostante questi elementi, “Lonely Planet” riesce comunque a offrire un’esperienza cinematografica piacevole, soprattutto per un pubblico che apprezza storie ambientate in luoghi esotici e con un finale soddisfacente. Il film è disponibile dall’11 ottobre su Netflix.

Lisa Napoleone