L’angolo di Michele Anselmi

“La montagna lo fa”: è l’azzeccata battuta-tormentone di “Un mondo a parte”, la nuova commedia di Riccardo Milani, nelle sale dal 28 marzo con Medusa, coproduce Wildside. La montagna fa cosa? Rende più concreti e scaltri, aggiorna i valori della comunità in pericolo, elimina fronzoli e fisime, illumina il cuore dei problemi. Almeno così la pensa l’abruzzese Milani, classe 1958, che torna a girare nella sua regione d’origine con l’aria di chi sente voglia di radici, di narrare una storia che gli appartiene.
Per la quinta volta, se non sbaglio, è Antonio Albanese a fare l’alter-ego del regista, diciamo a focalizzare il suo punto di vista sulle cose. Qui si chiama Michele Cortese, un cognome che spiega molto: estenuato dal volgare andazzo nella scuola romana dove insegna, il maestro si ritrova volentieri spedito tra le montagne abruzzesi, nella Marsica piena di lupi, orsi e cervi, in un paesino a 1.300 metri d’altezza, l’immaginario Rupe (in realtà Opi). Naturalmente lassù c’è neve dappertutto, mocassini e cappottino da città nulla possono contro quel freddo cane, ma soprattutto la scuola alla quale l’hanno assegnato, intestata a Cesidio Gentile detto “Jurico”, poeta-pastore davvero esistito (1847-1914), è a rischio chiusura per mancanza di allievi.
In tutto sono sette, a coprire prima, terza e quarta A; e la vicepreside Agnese, per difendere quel presidio scolastico in modo di non fare “la fine di Sperone”, un paesino ormai fantasma, è pronta a tutto per respingere le manovre del sindaco affarista di Castel Romito da cui dipende il futuro dell’unica classe.
Insomma, avete capito. La mal maritata Agnese e il single Michele, lei abruzzese doc, lui del profondo nord, non possono far altro che allearsi e inventare qualcosa di buono per salvare la scuola, la comunità, la loro stessa vita. E siccome a Pescasseroli stanno arrivando parecchie madri ucraine con i loro bambini ecco che scatta l’idea: prenderne almeno quattro, per rimpolpare la classe e sventare la minaccia. Ma bisognerà vieppiù forzare le cose, aggirando le norme, e qui sta il cuore “avventuroso” del film.
Sia pure in una chiave leggera, di commedia rassicurante, a tratti eccessivamente dolciastra e didascalica, “Un mondo a parte” agita argomenti non di poco conto: lo spopolamento dei borghi di montagna, la fuga dall’agricoltura e dalla terra, le tentazioni del mondo “youtuber”, un certo sfruttamento turistico, una diversa e più moderna visione di quella che la destra governativa chiama “sostituzione etnica”, la forza di una tradizione innervata dai fermenti giovanili, una persistente omofobia.
Di Abruzzo s’è molto parlato nelle ultime settimane, a causa delle elezioni amministrative, ma quello di Milani e del suo co-sceneggiatore Michele Astori è naturalmente uno sguardo diverso: affettuoso, tra antropologico e sentimentale, che scherza con le figure storiche di quella terra, da Benedetto Croce a Ignazio Silone, da Ennio Flaiano “al grandissimo” Ivan Graziani (perché omettere Gabriele D’Annunzio?), oltre che puntare sulle risorse comiche dell’incomprensione dialettale.
“La rassegnazione si mangia a morsi come la scamorza” è l’altra frase che torna spesso, a dirci che il film, appunto con le modalità di un agrodolce racconto pop, sia pure immerso nell’inverno ghiacciato, mette a fuoco una realtà poco osservata dal cinema italiano.
Virginia Raffaele, nata imitatrice e di solito poco convincente al cinema, fa di Agnese un personaggio che fa simpatia per grinta e dedizione alla causa (però l’avrei meno truccata in viso), mentre Albanese, l’omino buffo che saprà reagire, arpeggia sulla rodata tastiera espressiva che gli è congeniale. Carina l’idea di segnalare, sui titoli di coda, la provenienza di tutti gli interpreti, piccoli e grandi, perlopiù abruzzesi. Quanto al citato Graziani, le due canzoni “Agnese dolce Agnese” e “Taglia la testa al gallo” ci stanno bene in quel contesto squisitamente locale, ma per i miei gusti c’è sempre troppa musica di sottofondo, specie quando i personaggi parlano (anche se qui, riconosco, spunta qualche suggestiva nota slide).

Michele Anselmi