Il genere rom-com è, per antonomasia, rifugio ideale per gli inguaribili ottimisti. “Nobody Wants This”, disponibile su Netflix, è una delle migliori incursioni nel genere degli ultimi anni, in grado di dimostrare che la magia delle rom-com può ancora esistere, anche in un’epoca come la nostra. Lo fa senza compromessi, portando sul piccolo schermo una storia che parla anche a chi si sente perso tra la vita di tutti i giorni ed il caos delle relazioni moderne. Sin dalle prime scene, la sintonia tra Kristen Bell e Adam Brody, volti già noti al pubblico, è autentica, frutto anche di una scrittura fresca e leggera, in grado di coinvolgere anche chi non è avvezzo al genere.
Nessuna riproposta di cliché del passato, anzi, il film è un “figlio perfetto”, capace di adattare con intelligenza temi moderni, come le relazioni online e la costante ricerca di un equilibrio personale in un mondo sempre più caotico. I protagonisti, tanto quelli principali quanto quelli secondari (questi ultimi interpretati dagli esilaranti Justine Lupe e Timothy Simons), sono personaggi reali, imperfetti e, proprio per questo, estremamente umani. Joanne, ad esempio, è spesso percepita come una donna troppo esuberante o difficile, ben distante da quell’ideale di perfezione femminile che il cinema, fino a non molto tempo fa, ci aveva abituato a vedere. Ma è in questa imperfezione che risiede la sua bellezza; andando avanti con la serie, vediamo come Joanne riesca a far pace con quella sua costante paura di non sentirsi mai abbastanza per qualcuno, imparando così che l’amore non è una formula matematica che si risolve con la giusta equazione, ma un atto di coraggio.
Noah, dall’alta parte, non solo accetta Joanne per ciò che è, ma le ama proprio per la sua complessità. La sua dichiarazione, semplice e disarmante, «Posso gestirti», ci ricorda che l’amore, quello vero, è una scelta continua, una danza delicata tra imperfezioni e vulnerabilità.
Non mancano, però, alcune note dolenti. Tra i punti più criticati, spicca la rappresentazione della religiosità: la serie sembra affrontare il tema dell’ebraismo in modo superficiale, sollevando critiche da chi l’ha trovata una lettura stereotipata o poco rispettosa delle sfumature culturali. Questo difetto non è isolato e, sebbene non comprometta la fruibilità del prodotto, è una pecca che chi cerca profondità nelle rappresentazioni culturali non può ignorare.
La forza di questo film, nonostante tutto, risiede nell’essere una rappresentazione onesta dell’amore per com’è oggi: un gran casino. Un intreccio di paure, insicurezze e momenti di pura bellezza che non si possono pianificare. Ed è in questa confusione che la serie trova il suo senso: ci ricorda che, anche in un mondo in cui tutto sembra dover essere perfetto, l’amore è fatto di imperfezioni. E va bene così.
Camilla Golia