L’angolo di Michele Anselmi
Quanti titoli! Il romanzo francese si chiama “Quello che serve di notte” (Mondadori), il titolo originale del film recita “Jouer avec le feu”, quello italiano “Noi e loro”. Arriva nelle sale giovedì 27, con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection, il film che ha donato a Vincent Lindon la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla Mostra di Venezia 2024. Meritata, s’intende, perché il sessantacinquenne attore transalpino stabilisce sempre subito uno spartiacque recitativo, portando una verità quasi intima, dolorosa, in tutto ciò che fa, specie quando è diretto da Stéphane Brizé.
Qui, invece, alla regia ci sono le sorelle Delphine e Muriel Coulin, che partono da una drammatica storia di famiglia per parlare dell’Europa odierna, scossa dall’ascesa della destra estrema. E tuttavia “Noi e loro” non è un film politico in senso stretto.
Scandisce in sottofinale il protagonista della storia: «Quando si comincia a dire noi e loro, quando si detesta tutto quello che non ci assomiglia, non può che finire male. Se non riusciamo a parlare perché siamo troppo diversi, significa che hanno vinto loro”. Loro chi? I nuovi fascisti e nazisti che infestano non solo la Francia, come sappiamo, aizzano l’odio razziale, colpiscono gli immigrati e gli ebrei, sfoderano croci celtiche e saluti hitleriani.
Alla base c’è un romanzo di Laurent Petitmangin, il quale ha spiegato su “La Lettura” che «i gruppi di estrema destra sono tentacolari, non richiedono un’adesione totale, basta che tu creda in una delle “cause” di cui si fanno portatori e sei più che benvenuto».
Siamo dalle parti di Villerupt, in Lorena, dove vive e lavora un operaio delle ferrovie, Pierre Hoenberg, vedovo con due figli ventenni tirati su da lui, il più grande Felix (detto Fus) e il più piccolo Louis. Pierre è sindacalizzato, di sinistra, dedito ai valori della giustizia sociale e del progresso; figuratevi come si sente quando scopre che Fus è entrato in un gruppo di naziskin, “poga” con gli altri, tira di boxe a mani nude, si fa chiamare “Dodolf” sui social e volentieri picchia quelli dei centri sociali. Il suo slogan: «La Francia ai francesi».
Musica ridotta al minimo, fotografia a luce naturale, la cinepresa addosso ai volti, ai corpi e agli ambienti, un senso di incombente minaccia. Pierre si ritrova in crisi, diviso tra il figlio “buono”, Louis, che è appena andato a studiare alla Sorbona, e il figlio “cattivo”, Fus, ormai intollerante e aggressivo, anche dopo un pestaggio che l’ha ridotto in fin di vita.
«Continuerei a voler bene a mio figlio se sviluppasse idee diametralmente opposte alle mie?» si chiedono le due Coulin, e certo il tema è stato più volte affrontato al cinema. “Noi e loro” racconta una storia di famiglia, di vergogna e forse di riconciliazione, con una drammatica sorpresa che arriva in sottofinale e racchiude la parte più riuscita di un film a tratti, forse, un po’ monocorde.
Lindon “indossa” gli abiti, lo sguardo, la sofferenza e i dilemmi morali del suo Pierre con la grinta rassegnata del padre che non sa più come aiutare quel figlio perduto e tuttavia non si arrende; e sono ben scelti anche Benjamin Voisin e Stefan Crepon, rispettivamente nei ruoli di Fus e Louis. Se lo trovate in versione originale con i sottotitoli, ma non sarà facile, l’effetto è di sicuro migliore.
Sostiene Delphine Coulin, una delle due registe: «La storia di Pierre che non riconosce più suo figlio è la storia di un intero Paese».
Michele Anselmi