“Zero Day”, la nuova miniserie uscita il 20 febbraio 2025 su Netflix, porta lo spettatore a riflettere su ciò che potrebbe succedere se la tecnologia che oggi dà forma e struttura alle nostre vite smettesse improvvisamente di esistere. In una società interconnessa come quella in cui viviamo oggi, il rischio di un collasso globale è sempre più concreto, ed è proprio in questo scenario, tanto angosciante quanto affascinante, che la serie riesce ad essere coinvolgente. Diretta da Lesli Linka Glatter e con Robert De Niro nel ruolo del protagonista (è l’ex presidente degli Stati Uniti, George Mullen), la serie non si limita a raccontare un attacco hacker senza precedenti, ma esplora la reazione umana e politica ad una catastrofe che sembra aver solo messo in pausa un intero paese, ma che minaccia di distruggere tutto ciò che ci circonda. Il cuore pulsante della serie è proprio De Niro, che dà vita a un personaggio complesso, diviso tra il peso di un passato politico che lo ha visto al culmine del potere e un presente in cui è chiamato a fronteggiare una minaccia che sembra essere più grande di ogni altra. Mullen, ormai fuori dalla scena politica ma richiamato a gestire la crisi, è costretto a navigare in un mare di dubbi e sospetti. A sua figlia Alexandra (Lizzy Caplan), che ha costruito una carriera contrapposta a quella del padre, e ai colleghi della commissione sembra sfuggire la vera natura della situazione, mentre la paura e la paranoia imperano. Una trama che inizia come un thriller post-apocalittico si trasforma ben presto in una riflessione profonda su cosa accade quando il potere è messo alla prova, quando la sicurezza individuale è sacrificata per il bene della collettività, e quando la verità non è mai così semplice come sembra. “Zero Day” si costruisce su una tensione crescente, non tanto per gli eventi catastrofici in sé, quanto per ciò che resta nascosto dietro di essi. Nonostante il contesto globale, l’azione si concentra sugli intrecci psicologici e morali dei personaggi, gli sforzi della commissione, presieduta da Mullen, si traducono in decisioni sempre più drastiche, dalle perquisizioni arbitrarie agli interrogatori brutali, mentre la nazione viene lentamente trascinata nel caos, mantenendo sempre viva l’impressione che nonostante i progressi della tecnologia, la paura della perdita di controllo sia, paradossalmente, il nemico più grande. In una circostanza dove il futuro sembra essere sempre più precario, “Zero Day” gioca con il concetto di paranoia, rendendo ogni momento incerto e ogni svolta imprevedibile. Il vero fulcro è il modo in cui l’incertezza modella le scelte e i comportamenti dei protagonisti, ogni decisione è influenzata sotto il peso del dubbio, e lo spettatore, come i personaggi, non sa mai chi stia realmente dicendo la verità e chi stia semplicemente cercando di nascondere qualcosa. In conclusione il thriller si mescola con una riflessione più profonda sul nostro rapporto con la tecnologia, sulla sicurezza e sull’integrità morale in tempi di crisi, attraverso un ritmo narrativo che non lascia mai spazio alla tranquillità e che ci costringe a chiederci “in un mondo dove tutto può essere distrutto in un istante, cosa resta davvero di noi”?
Lisa Napoleone