L’angolo di Michele Anselmi
Se siete abbonati a Prime Video e non vi va di perdere troppo tempo con la solita zuppa sanremese, be’ una buona alternativa viene da “The Order”. Il film era in concorso alla Mostra di Venezia 2024 e adesso, dal 6 febbraio scorso, lo si può vedere sulla piattaforma di Amazon. Consiglio di dare un’occhiata, specie coi tempi che corrono negli Stati Uniti di Trump. Merita, a mio parere.
Hanno questo di bello gli attori inglesi, intendo quelli bravi: se c’è da interpretare un personaggio americano sanno trasformarsi, pure vocalmente, assumendo la giusta cadenza yankee o sudista. È il caso di Jude Law, classe 1972, londinese doc, che incarna il protagonista del film, da lui anche coprodotto. La storia è vera, verissima, anche se Terry Husk, lo scorticato agente Fbi che arriva nel paesino di Coeur d’Alene, Idaho, sembra invece inventato, a fini drammaturgici.
Spedito in quel “nowhere” per fargli cambiare aria dopo aver fatto uccidere a New York un infiltrato del Bureau, Husk vorrebbe solo rallentare, in attesa che lo raggiungono moglie e figlie. Ma non arriveranno, e intanto lui, baffoni, sangue dal naso, barba malfatta e abiti spiegazzati, comincia a indagare con una collega su una serie di rapine in banca e violenze varie fatte passare per criminalità comune.
Invece sono i primi atti di una “rivoluzione bianca” che fa capo a un giovane texano, fanatico e razzista, tal Bob Mathews, deciso a dichiarare guerra agli Stati Uniti, non più sentito come il proprio Paese.
“The Order” racconta la caccia serrata a Mathews e al suo piccolo esercito di soldati “ariani”, non troppo diversi dai suprematisti bianchi che nel gennaio 2021 avrebbero dato l’assalto a Capitol Hill, sobillati da un irresponsabile Donald Trump. Mathews non morì bene, nel 1984, dopo un assedio, ma non vorrei rivelare troppo, perché il film, diretto dall’australiano Justin Kurzel, è anche un poliziesco classico: non un capolavoro, ma serrato e girato con la giusta distanza e la solita cura nei dettagli.
Il titolo viene dal nome della setta fondata dal secessionista Mathews, quando, pronto a far esplodere bombe e creare il terrore dovunque, lasciò la neonazista National Alliance per aderire ai dettami insurrezionali elaborati nel famigerato libretto “The Turner Diaries” (1978) di William Luther Pierce.
Siamo un po’ dalle parti di “Betrayed” di Costa-Gavras, 1988, e di storie simili ambientate in quel mondo di ultradestra – sovversivo e “cristiano”, fanatico e fondamentalista, razzista e antisemita, proletario e armato fino ai denti – che gli Stati Uniti continua purtroppo a produrre.
Quanto a “The Order”, si vede che Law si è cucito addosso questo g-man esistenzialmente a pezzi, anche un po’ maldestro, desideroso solo di prendersi una rivincita, a ogni costo purtroppo. Mentre Nicholas Hoult, il giovanotto poi protagonista di “Giurato numero 2”, bene raffigura l’antagonista carismatico dalla faccia d’angelo e dai propositi stragisti. Occhio all’ultima scena: mi pare un evidente omaggio a “Il cacciatore” di Michael Cimino.
Michele Anselmi