Recensisco questo film dopo l’ennesimo verdetto amaro per il cinema italiano al Festival di Cannes. Bellocchio, Moretti e Rohrwacher, i grandi registi e la grande regista, che in Francia hanno avuto sempre un’accoglienza calorosa e speciale, sono stati totalmente snobbati dal palmarès. Ignorati anche dai premi minori. Perché? È un interrogativo che mi sono posta al termine della kermesse.

Le loro opere prime sono state all’avanguardia nel raccontare i giovani, gli esclusi della società o i retaggi di un mondo ancestrale e sognatore. Anche “Catarsi, Ascensione & Hell Raving”, diretta da Andrea Sardu, è un’opera prima indipendente e si può definire un’avanguardia nel raccontare il nostro prossimo futuro -anche presente per alcuni aspetti- digitalizzato e connesso. In una metropoli psichedelica, sporca e multietnica, dove i telegiornali trasmettono notiziari di guerra, un dandy vestito di rosso (come la bambina con il cappottino in “Schindler’s List” di Spielberg) vive nel suo campo di concentramento quotidiano robotizzato facendo colazione con petrolio, interagendo con elettrodomestici e con immagini di donne.

È un film che osa nel ritrarre gli scenari futuri, incurante delle valutazioni, che, a mio giudizio, sono positive per un’opera prima indipendente non finanziata dallo Stato. Osa nel denunciare il lager della società del futuro dove dalle finestre dei palazzi si vedono suicidi. Osa nell’immaginare un ascensore che conduce i dannati all’inferno. Osa, in modo blasfemo, nell’ipotizzare una Chiesa 5G, dove ogni fedele deve scegliere sul sito l’ostia consacrata o il santino gratuito. Osa nel denunciare l’occhio massonico. Osa, senza rimanere nel limbo, nel mostrare i mali della società consumistica, ritratta con una splendida fotografia color porpora.

Osa, come osano molte opere prime e molti film indipendenti (vedi “I giorni bianchi” di Davide Alfonsi e Denis Malagnino). Osa come “Gomorra” di Matteo Garrone. Osa con coraggio che è poi quello che manca al nostro cinema italiano per conquistare i riconoscimenti all’estero. Oscar e Palme.

Alessandra Alfonsi