L’angolo di Michele Anselmi
Enrico Vanzina è “un po’ stufo” di parlare di quel film, lo rivela in un’intervista a Luca Giampieri di “La Verità” e gli fa onore. Ma, sempre a proposito di “Vacanze di Natale”, oggetto dei noti festeggiamenti per il quarantennale dell’uscita in sala (1983), aggiunge: “Non saprei farlo in maniera diversa. È come se lo avessi finito ieri mattina. Mi fa pensare a Benjamin Button: un film nato vecchio che col tempo diventa sempre più giovane”. E la miseria! Lo sceneggiatore della mitica coppia cita anche Chaplin, laddove il grande cineasta inglese teorizzava che “la vita è una tragedia in primo piano e una commedia in campo lungo”. Suona bene.
Così l’altra sera ho provato a rivedere “Vacanze di Natale” che danno su Paramount+ (Aurelio De Laurentiis ha firmato un’esclusiva con la piattaforma americana). Ho provato nel senso che sono arrivato quasi alla fine, suppergiù quando Christian De Sica viene beccato a letto con un giovanotto dai suoi genitori burini/arricchiti di Frascati e si difende dicendo che è “bisex… moderno”, subito dopo restituendo “la mutanda” all’amante tremebondo sotto le lenzuola (era Giovanni Tamberi). Poi ho chiuso. Il giorno dopo, sentendomi vagamente in colpa, ho ripreso a vedere il film dov’ero rimasto, giusto in tempo per i saluti mesti da Cortina e la coda estiva in Sardegna con gli stessi personaggi annoiati.
“Ognuno si diverte come può” cantava Antoine negli anni Sessanta. Difficile contestare l’affermazione, ma davvero, mentre scorreva la popolare commedia invernale ambientata a Cortina, si narra scritta e diretta dai Vanzina su suggerimento di De Laurentiis, un senso di avvilimento mi ha progressivamente preso. Non faccio lo snob, il film precedente, “Sapore di mare”, sempre 1983, mi pare decisamente migliore, anche a rivederlo oggi; ma “Vacanze di Natale” no, è davvero una serie di sketch appiccicati col Vinavil, tra canzoni a tormentone e immagini di repertorio, mentre gli attori si producono in battute giudicate “storiche” solo alla luce, diciamo, di un riflesso nostalgico che pesca nella gioventù di chi era giovane allora. Ricorderete: “Alboreto is nothing”, “Anche questo Natale… se lo semo levato dalle palle”, “Non sono bello, piaccio”, “Cambiare car è una scelta di vita, believe me”…
Salverei, del mucchio di interpreti coinvolti, solo Antonella Interlenghi, che regala un palpito esistenziale al suo personaggio di bella e infelice, tale Serenella, maltrattata dal fidanzato romano pure ricco e protervo; e certo incuriosisce rivedere una Moana Pozzi ancora non ascesa a pornodiva, con un viso parecchio diverso, che si riveste in reggiseno e mutande dopo una sveltina col playboy pianista Jerry Calà.
So bene che certi film sono, per natura, sottratti alla critica, nel senso che per essi vale la categoria dello “stracult”, a voler usare la formula generosa di Marco Giusti. Enrico Vanzina è molto bravo nell’animare in questi giorni, su Radio24, una breve serie su cinque grandi compositori italiani di musica da film;
magari, però, eviti di dire che non saprebbe scrivere oggi in maniera diversa “Vacanze di Natale”: proprio non voglio crederci, per la stima che nutro nei suoi confronti.
PS. Vedo che stamattina, giovedì 4 gennaio, Luce Beatrice se la prende sulla prima pagina di “Libero” con un certo “buoncostume di sinistra” che avrebbe definito il film “sessista e volgare”. Sono categorie che i giornalisti di destra agitano sempre un po’ a cavolo pensando di fare gli originali e i politicamente scorretti. Comunque io non le uso nel pezzo qui sopra che avete appena letto, se l’avete letto.
Michele Anselmi