È ancora attuale Marx con “I manoscritti filosofico-economici del 1844”? Per il regista Emiliano Locatelli, sì. E “Il diavolo è Dragan Cygan”, la sua opera prima, è un interessante thriller poliziesco che analizza la società contemporanea ricorrendo proprio alla nota opera filosofica di Karl Marx di inizio Ottocento.
Il racconto è diviso in tre tempi corrispondenti alla tesi, all’antitesi e alla sintesi della dialettica hegeliana, in cui si intrecciano le storie di Dragan, un criminale redento, Daniele, un operaio in cassa integrazione con una famiglia a carico, Assante, un cinico imprenditore, e due poliziotti esaltati. E per analizzare il mondo del lavoro attuale, caratterizzato dalla delocalizzazione e dallo sfruttamento con la negazione dei diritti, la filosofia marxista risulta ancora attuale con la sua analisi della massimizzazione del profitto e l’alienazione (ben mostrata dalle scene girate in fabbrica con gli operai solitari che lavorano alla catena di montaggio o mangiano in una mensa asfittica). Non mancano poi nel film riferimenti ai registi italiani più marxisti come Pier Paolo Pasolini con l’inquadratura della sua lapide.
Per Locatelli la società attuale è come quella arcaica di stampo platonico: è dicotomica. Divisa, come in un racconto di Dostoevskij, tra il bene e il male. Tra la vita e la morte. Tra buoni e cattivi. Divisione tuttavia non così netta perché nella pellicola il regista mostra buoni trasformarsi in cattivi e cattivi in buoni. Con l’ottima l’interpretazione di Enzo Salvi, quasi irriconoscibile per la sua bravura nel ruolo drammatico di Dragan, e una fotografia realistica dai colori caravaggeschi, Emiliano Locatelli racconta una storia di amicizia tra buoni buoni e cattivi. Tra “Uccellacci e “Uccellini”. Al cinema dal 12 marzo con Roble Factory.
Alessandra Alfonsi