“Mogol-Battisti. L’alchimia del verso cantato: arte e linguaggio della canzone moderna” è uno di quei libri che non si possono perdere. Per il tema, prima di ogni cosa, per l’autore, pochi musicologi godono della stima di Gianfranco Salvatore, e per la cura con cui questa nuova edizione di un saggio seminale è riproposto alle stampa per Mimesis Edizioni. Ne abbiamo parlato con Salvatore.
“Mogol-Battisti. L’alchimia del verso cantato: arte e linguaggio della canzone moderna”, che pubblichi con Mimesis, è la seconda edizione, di molto accresciuta, di uno dei tuoi testi fondamentali su Battisti. Come hai deciso di rimettere mano a quel libro uscito 27 anni fa e qual è la nuova prospettiva di questa ponderosa nuova edizione?
Gianfranco Salvatore: Quando uscì il libro, la musicologia della popular music era ancora poco sviluppata in Italia, e negli studi sulla canzone prevalevano gli approcci letterari. La novità costituita dal libro spinse l’Università di Lecce (poi Università del Salento) a istituire la prima cattedra “strutturata” in Italia sulla popular music; il libro inoltre fu adottato in corsi universitari, corsi di abilitazione all’insegnamento, scuole popolari di musica e corsi di critica musicale. Quando il libro andò fuori catalogo, però, ero concentrato sul completamento di altri due libri molto impegnativi, uno sulla storia culturale e tecnica delle innovazioni della popular music a partire dai Beatles (“I primi quattro secondi di Revolver”, EDT) e un altro sulla teatralità del concerto e dello spettacolo rock (“Il teatro musicale del rock”, Stampa Alternativa): due libri complementari sulle storiche sperimentazioni operate nel linguaggio della popular music, in studio di registrazione e dal vivo. Nel frattempo cresceva un’altra mia linea di ricerca, sulla storia culturale della diaspora africana in Europa e i suoi effetti sulla musica e la danza occidentale, che oggi mi assorbe quasi completamente. Le proposte che ricevevo per ristampare l’“Alchimia del verso cantato” (le cui copie di seconda mano avevano raggiunto cifre da capogiro su eBay e nel commercio sul web) non mi soddisfacevano: alcuni editori proponevano di pubblicarlo così com’era, senza aggiornamenti; altri addirittura di ristamparlo in due volumi, separando la prima parte di ricostruzione storica dalla seconda di analisi. Agli aspiranti lettori che mi chiedevano il libro suggerivo di studiarlo gratis in rete: era riprodotto quasi integralmente su Google Books. Poi Mimesis mi ha finalmente proposto l’edizione accresciuta, con un centinaio di pagine in più. Ed eccolo di nuovo che ci fa “ciao”, come direbbero i Rokes…
A partire da Mogol-Battisti, la profondità dell’analisi restituisce al lettore un vero e proprio manuale critico per leggere e capire “l’alchimia del verso cantato”. Come hai lavorato a questo saggio e in che modo hai intessuto la trama dei riferimenti anche con le altre scene musicali e le altre sensibilità musicali (il pop-rock, le suggestioni latine, l’eco inglese, quello americano…) che hanno attraversato l’universo di Mogol-Battisti?
G.S.: Coniai quella definizione per introdurre un nuovo approccio metodologico e interdisciplinare all’amalgama semiotico di testo verbale e melodia, che trova fondamento nella canzone moderna, e che probabilmente contribuisce, nelle canzoni più riuscite, a scolpirne il profilo nella memoria collettiva. Il modo in cui vi lavorai costituiva semplicemente un punto di incontro e di dialogo tra i miei settori di competenza, all’incrocio tra musicologia ed etnomusicologia, semiotica e antropologia, storia delle tradizioni popolari urbane sia europee che afroamericane, e storia della forma-canzone dal Rinascimento a oggi.
Davvero mirabile l’equilibrio che hai trovato tra gli affondi tecnici e la lettura bio-critica di un catalogo di canzoni che attraversano e raccontano la nostra storia recente. Mogol-Battisti si prestano particolarmente ad un simile schema di lettura?
G.S.: Evidentemente sì.
“Mogol-Battisti. L’alchimia del verso cantato: arte e linguaggio della canzone moderna” si pone come un testo definitivo in materia. Hai in previsione studi sul Battisti successivo?
G.S.: I miei studi successivi sulle sperimentazioni musicali in Battisti e sulla poetica di Mogol, assieme alla mia intervista a Pasquale Panella (la più lunga che il paroliere post-Mogol abbia mai rilasciato, che ben esprime l’allontanamento battistiano dall’adesione all’alchimia del verso cantato) figurano nelle appendici della nuova edizione del libro. A parte uscì per Giunti, oggi ristampata da Diarkos, la mia biografia di Battisti attinta dalle voci dei suoi più stretti – e, fino a quel momento, reticenti – collaboratori, “L’arcobaleno”.