C’è tutta l’arte impressionista: i suoi colori, i suoi paesaggi e le sue tecniche in questa pellicola presentata al Festival di Cannes nel 2023. Inevitabile del resto, per il protagonista maschile: Pierre Bonnard, un pittore francese post-impressionista, appartenente alla cerchia di Degas e Renoir.
Nelle sale italiane nella stessa settimana dell’inaugurazione della 77ma edizione del Festival di Cannes, “Ritratto di un amore”, diretto da Martin Provost, è la storia di una coppia nata proprio grazie all’arte. Tra il pittore francese Pierre Bonnard e una donna povera e semplice. Tra un pittore raffinato e la sua Modella della strada, con una famiglia che vive di stenti e non conosce il lusso delle gallerie d’arte. Una storia che nasce in Francia nel lontano 1893 e si sviluppa proprio da questo rapporto artistico e professionale. Nonostante le divergenze socio-culturali, Marthe è una modella che riesce a legarsi ad un pittore come una donna tradizionale con le sue pose femminili indossando un cappello vistoso. E da questo connubio artistico è molto labile il passaggio a quello amoroso.
E a questo punto emerge la bellezza e la poesia del film nel rappresentare la loro storia d’amore. E il regista la racconta come se fossero altri protagonisti, poco noti, delle opere impressioniste. Altri protagonisti di “Colazione sull’erba” di Édourd Manet. Altri protagonisti non visibili di “Iris nel giardino” di Claude Monet. E chiaramente i riferimenti alle opere impressioniste non finiscono qui. L’opera filmica fluttua sull’arte impressionista: si poggia su questo cavalletto. Quando Bonnard ritrae nuda per la prima volta la sua Marthe è inevitabile intravedere un richiamo a “Olympia” di Éduard Manet. Così come i soggiorni romantici della coppia nei boschi sembrano chiaramente ispirarsi a “Lo stagno delle Ninfee” e “La passeggiata” di Claude Monet.
Dal 16 maggio con I Wonder Pictures. Non solo per amanti dell’arte.
Alessandra Alfonsi