“Io e il Secco” esordio di Gianluca Santoni, mette in scena un classico dramma domestico attraverso una nuova prospettiva narrativa. Con colpi di scena inaspettati, il film sovverte i canoni del genere, aprendo la strada a una dimensione del cinema italiano ancora inesplorata.
Si racconta la storia di Denni, un bambino che vive in un ambiente domestico segnato dalla violenza quotidiana del padre. Esausto nel vedere la madre soffrire, decide di prendere in mano la situazione e ingaggia un ventenne noto come “il Secco” per uccidere il padre, pagandolo con il denaro sporco che questo da tempo nasconde sul posto di lavoro. Tuttavia, il Secco non è un vero assassino, ma solo un ragazzo che ha commesso troppi errori e si ritrova a vivere un’esistenza insoddisfacente tra povertà e microcriminalità.
Una società al tramonto, logorata da problemi come la violenza, la tossicità dei rapporti familiari e l’irraggiungibile chimera di una stabilità economica. Tramite fredde e suggestive riprese sui toni bluastri, viene mostrato il lato più cupo della riviera romagnola che, lontano dagli occhi dei turisti, si vela di una profonda tristezza. Un film drammatico non solo per una trama che affronta temi pesanti attraverso gli occhi di un bambino, ma anche per le storie di vita dei personaggi, le ambientazioni grigie e l’accostamento di riprese e musiche fortemente malinconiche.
Luoghi abbandonati, spiagge deserte ed ecomostri trasmettono sapientemente il senso di vuoto e incertezza provato dai due protagonisti che, di tanto in tanto, si stendono per terra e, chiudendo gli occhi, immaginano di galleggiare, come se per un attimo potessero distaccarsi da tutto ciò che li circonda.
L’inaspettata amicizia tra Denni e il Secco infonde speranza e commozione, portando a credere ad una risoluzione dei problemi per entrambi i personaggi. Il Secco si rivela non solo un amico, ma a tratti anche una figura paterna per Denni. Questo induce lo spettatore a pensare che forse il Secco riconosca il figlio che gli sta per nascere, spezzando così la concatenazione di rapporti familiari disfunzionali che caratterizzano le vite di tutti i personaggi di questo racconto.
Nonostante la tragicità della narrazione, il film non manca di una nota ironica tipica dei “buddy movie”, che si presenta ogni qualvolta i due protagonisti finiscono in situazioni improbabili, strappando così qualche risata allo spettatore e rendendo più rapido lo scorrimento della narrazione.
“Io e il Secco” è un film imperfetto e distante dal cinema italiano a cui siamo abituati, che ha meritatamente conquistato due premi al Riviera International Film Festival 2024, portando il pubblico a riflettere su una realtà che si trova sotto gli occhi di tutti, ma troppo spesso viene ignorata.
Francesca Ganzinelli