L’angolo di Michele Anselmi

Magari avrebbe avuto senso spiegare, fosse pure con una semplice scritta, la scelta del titolo. “Bugonia” è un episodio del quarto libro delle “Georgiche” di Virgilio: alludendo alla generazione spontanea della vita, vi si racconta la nascita di uno sciame di api dalla carcassa di un bue in decomposizione. Arriva nelle sale giovedì 23 ottobre, targato Universal, il nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, già Leone d’oro alla Mostra di Venezia con “Povere creature!” nel 2023 (pure questo film era in gara al Lido due mesi fa).
Trattasi di satira horror presa di peso da una commedia coreana del 2003, “Save The Green Planet!”, e applicata all’odierna realtà americana grazie alla penna dello sceneggiatore Will Tracy. Ne valeva la pena? Non saprei dire. Il remake attraversa vari registri, in un crescendo di truculenza un po’ splatter destinata a sorprendere lo spettatore, dentro un tono tra caustico, surreale, grottesco, survoltato.
Un apicultore fricchettone, ridotto in povertà dalla morte dei suoi alveari a causa dei pesticidi, vuole rapire l’amministratrice delegata di una potente multinazionale del ramo per mandare un segnale al mondo. Però c’è anche una partita personale aperta: Teddy pensa che la madre, in fin di vita, sia vittima di alcuni esperimenti fatti dagli Andromediani sul genere umano, e Michelle, appunto la giovane Ceo, sarebbe una sorta di imperatrice degli alieni, s’intende sotto copertura.
Benché maldestri, Teddy e suo cugino Don, uno poco sveglio con la capoccia, riescono a sequestrare la donna. La rapano a zero, a evitare che i capelli funzionino da trasmettitori, la legano a un letto nello scantinato della casupola rurale e cominciano a interrogarla con metodi sempre più spicci, anzi da tortura. Intanto l’eclissi di luna s’avvicina e non annuncia cose buone…
Lanthimos gioca alla sua maniera col genere, mettendo a contrasto la svalvolata fantasia di Teddy e la lucida resistenza di Michelle, con lei che, smaltito lo shock, comincia ad assecondare le “teorie” cospirazioniste del primo per non farsi ammazzare, nella speranza che Fbi e poliziotti arrivino a salvarla.
“Bugonia” si può raccontare solo fino a questo punto, perché tutto cambia in sottofinale (qualche indizio viene offerto), in un gigantesco rovescio della frittata che allude appunto al risveglio delle api e della natura dopo che gli umani hanno dimostrato di non saper prendersi cura del pianeta avvelenato.
Elementi di fantascienza buffa e di ferocia sanguinaria si mischiano in questo film spiazzante che va preso per il verso giusto, altrimenti il divertimento va a farsi benedire. Ormai musa di Lanthimos, la notevole Emma Stone fa della sua Michelle una capitalista senza scrupoli, per forma fisica, grinta aziendale, fiuto psicologico; mentre Jesse Plemons, un attore in gran crescita professionale, conferisce a Teddy un mix di ribellismo anarchico e di follia proletaria squisitamente americana.
Occhio ai titoli di coda, dove echeggiano le note melodiose di “Where Have All The Flowers Gone”, la canzone che fu scritta nel 1955 da Pete Seeger in chiave pacifista e qui invece si colora, per contrasto, di un altro significato. O forse no.

Michele Anselmi