L’angolo di Michele Anselmi
Credo che “Puzzle”, film del 2018, non sia mai uscito nelle sale italiane, ma potrei sbagliarmi; però, volendo, si può vederlo su Netflix e io lo raccomando, perché custodisce un tono gentile, ancorché asprigno, e un’idea niente male, per quanto desunta da un precedente film argentino del 2010, quel “Rompecabezas” di Natalia Smirnoff. Sapete come la penso sui remake, qui in Italia, essendo i nostri sceneggiatori a corto di idee, se ne fa un gran uso, specie con commedie spagnole, argentine, messicane o brasiliane; tuttavia ogni tanto la riscoperta può risultare utile, interessante.
Il regista e produttore Marc Turtletaub, da non confondere col più famoso Jon Turteltaub, oggi ha quasi 80 anni e certo non è un grande del cinema. Ma trova il tono giusto nel raccontare questa storia ambientata nel Connecticut, in una piccola città di provincia, grazie anche alla prova dell’attrice scozzese Kelly Macdonald, minuta e aggraziata, qui nei panni della protagonista Agnes: una casalinga americana di origini ungheresi, fervente cattolica e molto pudica, che accudisce a tempo pieno il marito meccanico Louie e i figli ormai grandicelli Ziggy e Gabe. La donna cucina, pulisce, fa la spesa, stira e organizza feste di compleanno, si occupa pure di fatture essendo una specie di ragioniera, ma qualcosa, un sentimento di irresolutezza, sta svuotando, nel profondo, la sua vita.
Un giorno, provando a risolvere un puzzle ricevuto in dono per il compleanno, scopre di avere un talento particolare per questo tipo di rompicapi che gli americani chiamano “jigsaw”. Comincia così a coltivare una passione, che tiene per sé, come un segreto e una sfida, cercando di essere sempre più veloce nel ricostruire “la tela” dopo averla disfatta. Andata di nascosto a New York per acquistare altri puzzle, scopre che un campione di quello sport, l’estroso e benestante Robert di origini indiane, sta cercando una partner per partecipare al campionato americano, in vista delle finali mondiali a Bruxelles, in Belgio. Che dite: nascerà qualcosa di tenero tra i due, benché così diversi per estrazione, cultura, modelli di vita?
“Puzzle” è un bel titolo da leggere pure in senso metaforico: perché anche Agnes a suo modo è un rompicapo, psicologico e sentimentale. Ama il suo monumentale marito che russa ma si sente come prigioniera in quella condizione sentimentale sempre più soffocante, vorrebbe aiutare il figlio minore Ziggy che odia aggiustare automobili e sogna di fare il cuoco, è innamorata del newyorkese Robert, con il quale si lascia finalmente andare fisicamente sentendosi desiderata davvero, ma avverte quel rapporto come rischioso. In fondo ha solo voglia di prendersi una vacanza per raggiungere da sola Montréal, dove ha sempre desiderato andare…
Così il gioco da tavolo originariamente a tema geografico, inventato attorno al 1760 da John Spilbury, un cartografo e incisore londinese, diventa in questo film malinconico e sottovoce lo spunto per un riflessione sulla condizione femminile, in una chiave di riscatto personale, di riscoperta di un sé sempre mortificato o tenuto a bada.
Merito, appunto, di Kelly Macdonald, che abbiamo visto in tanti film e qui cesella con ruvida delicatezza quel personaggio; ma anche di Irrfan Khan e David Denman, che incarnano il sofisticato mago del puzzle e il marito working-class, ciascuno dei quali incapace, nel profondo, di capire i quieti tormenti di Agnes.
Michele Anselmi