Cosa accadrebbe se un Paese sganciasse una bomba nucleare? “A House of dynamite” cerca di rispondere a questa domanda mettendo in luce il realistico pericolo di un disastro nucleare che pende sulle teste di ogni essere umano che abita il pianeta Terra nell’epoca contemporanea. La nuova uscita in casa Netflix vede la regia di Kathryn Bigelow alle prese con un thriller sulla versione moderna dei disastri di Hiroshima e Nagasaki. “A House of dynamite” va diviso in due sezioni: la prima occupa i primi trenta minuti di spettacolo, la seconda prosegue fino alla fine. Questa suddivisione si rende necessaria perché sembra di vedere due film diversi: il primo è un vero thriller che cattura l’attenzione dello spettatore, quasi ipnotizzandolo, grazie ad un ritmo incalzante e un susseguirsi di dettagli ed informazioni che sembrano fondamentali per comprendere la storia; il secondo, invece, si dimostra l’esatto opposto. L’intenzione della regia è di raccontare la stessa storia da diversi punti di vista e, per quanto l’idea iniziale sembri essere molto interessante, il suo sviluppo è debole. Mostrare punti di vista diversi deve significare mostrare dettagli nuovi ogni volta, in “A House of dynamite” invece la sceneggiatura ha optato per la ripetizione pedissequa non solo della storia ma persino dei dialoghi. Se la prima parte del film lascia lo spettatore incollato allo schermo, la seconda lo porta a pronunciare le battute prima ancora che siano gli attori a farlo. È evidente quanto il film sia un fuoco di paglia e il finale aperto non è di certo di supporto. Per quanto sia chiaro il carattere di denuncia sociale che il film vuole portare avanti, sembra non esserci una vera conclusione, il che lascia ulteriormente interdetti. Tuttavia, il cast si dimostra di altissimo livello con attori in grado di far dimenticare al pubblico che si tratti di recitazione, elevate doti attoriali contraddistinguono non solo i personaggi principali, come Rebecca Ferguson, ma anche quelli secondari, come Moses Ingram, regalando allo spettatore emozioni e sensazioni profonde ed autentiche. Altrettanto eccellente la qualità del montaggio e delle inquadrature che trasmettono un ritmo incalzante perfettamente in linea con il genere thriller. Nel complesso “A House of dynamite” risulta un lungometraggio con un grande potenziale poco sviluppato, centododici minuti da guardare con fatica. Disponibile su Netflix.
Elena Leone