“The Idea of You”, tratto dall’omonimo libro, è una commedia perfetta se ti mancano i tempi in cui le boy band rubavano i cuori di milioni di persone e tu sognavi di conquistare uno di loro. Per tutti gli altri invece, resta una piacevole rom-com, ma nulla di più. Come tutti i romance che si rispettino, “The Idea of You” inizia con un incontro inaspettato. Anne Hathaway, nel ruolo della madre quarantenne e single Solène, incontra quasi per caso il cantante ventiquattrenne di una delle boy band più popolare del pianeta, Hayes Campbell (Nicholas Galitzine), dopo aver confuso il trailer del cantante per un bagno al Coachella. Dopo un paio di sguardi intensi e un grande gesto sul palco, i due decidono di iniziare una relazione, nonostante tre principali problemi: vivono in città diverse, hanno un divario di 15 anni e lui è una superstar con una fanbase ossessionante, mentre lei è solo la proprietaria di una galleria d’arte di provincia (sarebbe facile qui fare confronti con “Notting Hill”).
Partiamo dai dati di fatto: il film funziona. La storia d’amore è in grado di coinvolgerti, Hathaway e Galitzine sono, oltre che incredibilmente attraenti, presi l’uno dall’altro e ciò appare evidente per tutta la pellicola; i due vogliono conoscersi, essere visti per ciò che sono davvero, vogliono che quel “vediamo dove va” riesca a trasformarsi in qualcosa per cui vale la pena combattere. Interessante soprattutto se consideriamo che la loro volontà di provarci davvero è frutto di un cambio di rotta dal libro: nel romanzo, infatti, non abbiamo il finale in cui i due si rincontrano anni dopo ancora innamorati, anzi, Solène decide di mentire ad Hayes per lasciarlo libero, gli confessa che non lo ama davvero, ama semplicemente l’idea di lui (da qui il nome del libro), finendo così per non rivederlo mai più.
La storia poi riesce a regalare anche alcuni spunti innegabilmente interessanti: se una donna di 40 anni che esce con un ragazzo di poco più di vent’anni potrebbe gridare crisi di mezza età, qui la storia di Solène è legata alla propria crescita. Non c’è una banale volontà di reclamare la giovinezza perduta, Solène si sta solo scoprendo in questa nuova fase della sua vita, imparando ciò che vuole e crescendo nella sua nuova identità.
Interessante è anche la frase “nessuno ama una donna felice”, detta da una delle amiche di Solène proprio a quest’ultima, che mette luce sull’ipocrisia delle persone che ignorano gli uomini che frequentano donne molto più giovani, ma demonizzano le donne che frequentano uomini più giovani, soprattutto se madri, soprattutto se personaggi pubblici. Tuttavia, nonostante questi guizzi, è impossibile ignorare che molti dei dialoghi risultano banali, alcune cose fanno storcere il naso (basti pensare alla casa di Solène che è tutto fuorché un’umile dimora come vogliono farci credere) e il fattore prevedibilità è elevatissimo. Il potenziale c’è tutto, ma, come spesso accade, purtroppo non basta.
Camilla Golia