L’angolo di Michele Anselmi

Leone d’argento per la migliore regia alla recente Mostra di Venezia, il newyorkese 39enne Benny Safdie va sul sicuro arruolando il monumentale Dwayne Johnson, detto “The Rock”, star dei film d’azione ad alto tasso muscolare, per rievocare quattro anni cruciali nella vita di Mark Kerr, dal 1997 al 2000. Campione nella disciplina detta MMA (arti marziali miste), il vero Kerr appare sui titoli di coda, com’è oggi, nel 2025, mentre fa la spesa al supermercato; ma ci fu un periodo di gloria nel quale questo lottatore implacabile venne considerato una leggenda vivente. Appunto “The Smashing Machine” del titolo, una macchina distruttrice capace di annientare i concorrenti ad ogni match.
Come scopriamo quasi subito, Kerr però ha un punto debole: gli antidolorifici oppiacei che si inietta in vena, senza dir nulla alla moglie Dawn e al suo allenatore, con effetti presto devastanti sulla sua tenuta mentale. Un torneo in Giappone farà esplodere la crisi dell’invincibile wrestler.
Per la prima volta sullo schermo coi capelli, il 53enne Dwayne Johnson (1,96 d’altezza per 115 chili) ha preso molto sul serio questo debutto nel cinema d’autore, insomma da festival. Infatti il film, da lui anche coprodotto insieme alla società A 24, esce da noi oggi, mercoledì 19 novembre, distribuito dalla sofisticata I Wonder Pictures.
Nel lontano 2008 “The Wrestler” di Danny Aronofsky vinse a Venezia il Leone d’oro e rilanciò un appannato Mickey Rourke, ancora non del tutto devastato dalla chirurgia estetica; ci sono delle somiglianze con questo “The Smashing Machine”, e certo il premio alla regia, generosamente accordato dal presidente di giuria americano Alexander Payne, ha fatto parlare di un quasi bis.
Il film è robusto, ben girato nelle scene degli incontri, classico nell’alternanza di trionfi e sconfitte, melodrammatico quanto basta nel rapporto di Kerr con la moglie, sensuale ma infelice, interpretata dall’inglese Emily Blunt, qui con colorito accento del sud. Purtroppo nel doppiaggio italiano si perde del tutto il gran lavoro compiuto dall’attrice sulla pronuncia, ed è un vero peccato.

Michele Anselmi