L’angolo di Michele Anselmi
Ho visto stasera su Rai1 i primi due episodi, riuniti a comporre una puntata sola, di “Buonvino – Misteri a Villa Borghese”, la miniserie tratta dai romanzi di Walter Veltroni per Marsilio incentrati sul commissario capo Giovanni Buonvino (non ditelo a Rocco Schiavone, che vuole sentirsi dire solo vicequestore). Giovedì prossimo passeranno gli ultimi due, ed è probabile che, se gli ascolti saranno buoni, presto arriveranno altre indagini, avendo il produttore Carlo Degli Esposti, quello di “Montalbano”, ben sei libri a disposizione scritti dall’ex segretario del Pd oggi passato ad altri lavori.
Io capisco che la Rai è la Rai, anche i polizieschi debbono rigorosamente aderire a una sensibilità “generalista”, una sorta di canone estetico, che nei fatti significa: poco o niente sesso, al massimo qualche bacetto, nessuna parolaccia o scurrilità, violenza solo allusa, luce sparata e senza ombre, un mix di giallo e commedia, uno stile elementare nel racconto, tanti primi piani e qualche dettaglio toccante, musica dappertutto (c’è Lucio Dalla come sigla), una recitazione ben scandita eccetera.
Sicché la regista Milena Cocozza e gli sceneggiatore Salvatore De Mola e Michela Straniero aderiscono con onesto mestiere alle regole imposte da Viale Mazzini e forse dal produttore, ma ci si chiede se non si potrebbe osare qualcosa di più, almeno sul piano del ritmo e delle situazioni (oddìo, nemmeno le piattaforme digitali sperimentano molto di più in materia, basterebbe vedere “Rosa Elettrica” con Maria Chiara Giannetta ora su Sky Atlantic).
Giaccone alla marinara su maglione senza camicia, barba folta e spider Triumph vintage, il Buonvino incarnato da Giorgio Marchesi rispecchia una certa idea veltroniana dello sbirro malinconico e irrisolto, un tempo in prima fila e ora spedito per punizione nell’indolente commissariato nel cuore di Villa Borghese, dove invece si troverà ad affrontare casi inattesi, nel frattempo intrecciando una delicata storia d’amore con la collega ed ex amica Veronica Viganò, interpretata da Serena Iansiti e sempre truccata di tutto punto, anche quando dorme a letto di notte e viene svegliata al telefono dall’insonne Buonvino.
Non mi spiegherò mai perché un eccesso di make-up sembra contraddistinguere tutti i personaggi femminili delle nostre fiction, come se fosse d’obbligo rendere le attrici sempre in tiro, con i capelli vaporosi, il rossetto stampato, gli occhi bistrati e le ciglia scolpite.
Siccome Buonvino, oltre a cucinare bene e aver il culto dello storico Verona di Osvaldo Bagnoli, è anche un po’ cinefilo, ecco che un invito galante al ristorate si trasforma nello spunto per mostrare una sequenza in bianco e nero del viscontiano “Bellissima” con Walter Chiari e Anna Magnani (prima viene citato anche “Domenica d’agosto” di Luciano Emmer). Niente di male, del resto l’indagine in senso stretto non è il piatto forte in queste serie poliziesche all’italiana, ricolme, nel caso di Buonvino, di digressioni sentimentali, corsette a Villa Borghese, riprese dall’alto coi droni e personaggi un po’ buffi o stralunati.
Michele Anselmi