Dall’11 dicembre torna al cinema “Funny Games” (1997) di Michael Haneke. La versione restaurata è quella presentata in concorso al 50º Festival di Cannes e non il remake statunitense del 2007,realizzato dallo stesso regista austriaco, cui Haneke acconsentì purché fosse lui stesso a dirigerlo (si tratta di una replica fedelissima dell’intero film originale, inquadratura dopo inquadratura).
Seguiamo la storia di una famiglia borghese – composta da Georg, sua moglie Anna e il loro figlio Georgie – che trascorre una tranquilla vacanza nella loro casa sul lago. La situazione prende una svolta drammatica quando due giovani psicopatici, Peter e Paul, fanno irruzione nella loro vita e li tengono in ostaggio, iniziando a tormentarli con giochi mentali sadici.
La macchina da presa si sofferma, con ostinatezza, nell’inquadrare la pulizia di alcune uova cadute a terra, gli sguardi di terrore e i momenti di debolezza, causando nello spettatore un senso di fastidio. Tra primi e primissimi piani, il racconto prosegue con i due maniaci incessantemente attenti alla decenza morale e morbosamente gentili (“versagli una secchiata d’acqua in testa, ma sta attento a non rovinare il tappeto”). Paul strizza l’occhio allo spettatore (nel vero senso della parola), coinvolgendolo esplicitamente nella narrazione: “che dite? Pensate che abbiano una possibilità di vincere? Voi siete dalla loro parte, no? Allora su chi scommettete?”.
Mentre il sangue scorre, la televisione è accesa, il sottofondo di una corsa d’auto rende ancora più disturbante le scene, difatti, Haneke ha dichiarato che non si tratta in nessun caso di un horror, ma di un’analisi su come la violenza influisce nella società attraverso i media quali il cinema o la televisione. Siamo alle prese con una pellicola la cui messa in scena minimalista e crudele sfida le convenzioni dei film thriller, spezzando la cosiddetta “quarta parete” con momenti in cui i personaggi si rivolgono direttamente agli spettatori e causando un senso di angoscia e disagio senza fare ricorso a effetti speciali o violenza esplicita per generare terrore. Da vedere.
Giuseppe Annecchino