È una toccante denuncia della De Lillo “L’occhio della gallina – Autoritratto di Antonietta De Lillo”. Non solo sullo status quo del cinema, ma anche sulle condizioni lavorative delle donne.

Presentato alle Giornate degli Autori – Notti Veneziane – alla 81ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il film racconta la regista, scegliendo diverse chiavi, a volte ironica (esilaranti le prime sequenze in cui la stessa De Lillo si paragona ad una gallina), a volte battagliera e pacata, ripercorrendo le sue peripezie nel sistema cinema. Dai molti premi all’isolamento. Dalla “cattiva distribuzione” del film “Il resto di niente”, per cui fu denunciata da Istituto Luce, ai molti ricorsi presentati al Tar per i mancati finanziamenti del Mibac. A difendere la sua battaglia nel mondo del cinema molti registi e attori come Bernardo Bertolucci, Daniele Vicari e Maria De Madeiros. Perché, di fatto, le peripezie patite dalla De Lillo sono le stesse vissute da numerevoli registi, da quelli più affermati e a quelli meno. Molti, infatti, sono i film premiati ed acclamati in ambito internazionale che non hanno ricevuto i finanziamenti: come non ricordare il caso di “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, cui il Mibac negò il finanziamento.

“L’occhio della gallina” è un racconto di metacinema intimo in cui la regista ripercorrere le sue peripezie intrecciandole con il suo vissuto personale, con le sue passioni artistiche, i suoi amori e la sua famiglia. Dai ricordi di infanzia con il fratello all’incontro amoroso con Giorgio Magliulo. Un toccante film da sostenere.

Alessandra Alfonsi