Che Fabio Giovannini sia il padre italiano degli studi sull’immaginario vampiresco non è una notizia. Lo è invece – per gli amanti di quell’universo, per gli studiosi di cinema e per gli appassionati del fantastique in generale – il “poter vedere” finalmente “London After Midnight” di Tod Browning, film (forse) irrimediabilmente perduto, che lo studioso ci restituisce in “Il vampiro perduto. Una ricostruzione illustrata del film «London after midnight» (1927)”. Questo must-have dal titolo seducente rientra nell’elegante collana “Vampyrismus”, di cui di siamo già occupati in occasione del volume dedicato a “Nosferatu il vampiro”.

In “London After Midnight”, Lon Chaney Sr. dà la sua più mitica interpretazione, sia sufficiente pensare all’importanza iconica dell’Uomo col cilindro per l’immaginario horror, il che è un bel paradosso se pensiamo che nessuno ha visto la pellicola… Possiamo parlarne?
Fabio Giovannini: Sì, è effettivamente paradossale perché stiamo considerando un film che da quasi un secolo non è possibile visionare e che forse è sparito per sempre, tra le fiamme di un incendio. Eppure la faccia di Chaney con i denti appuntiti e gli occhi sgranati si è impiantata nel nostro immaginario, è uno dei tanti volti vampireschi che tornano come citazione o ispirazione, tuttora. Appare in cartoni animati, nel film “Babadook” (2014), nei fumetti (persino nel nostro “Martin Mystère”). Pochi sanno associare l’immagine di Chaney vampiro con il film del 1927, ma milioni di persone conoscono quell’immagine.

Come altre pellicole di Tod Browning, dalle foto di scena, “London After Midnight” sembra imporre un nuovo immaginario gotico. Considerata la sua fama, quali sono i film che più di altri hanno attinto ad esso?
F.G.: La grande dimora in rovina dei finti vampiri in “London After Midnight”, tra ragnatele, pipistrelli e animali esotici, è la prova generale per il castello di Dracula nel film omonimo che proprio Tod Browning dirigerà nel 1931 ed è diventata il “luogo comune” per eccellenza nelle successive avventure cinematografiche a tema vampiresco. Gli archi a volta, la scalinata da cui scendono i vampiri, sono riapparsi da allora in decine se non centinaia di film, on solo di vampiri.

Il film racconta un intrigo che sembra soprannaturale per poi rivelarsi reale, sfruttando anche l’ambientazione in set straordinariamente gotici. Possiamo parlare di questo?
F.G.: Il regista Tod Browning voleva realizzare una trasposizione cinematografica di “Dracula”, ma nessuna produzione gli aveva dato mano libera. Così ripiegò su una storia scritta da lui stesso che utilizzava l’espediente all’epoca molto diffuso di inscenare avvenimenti apparentemente soprannaturali, con spettri, mostri o vampiri, che alla fine si svelano orchestrati ad arte da persone in carne e ossa. Era un modo per aggirare la diffidenza di tante produzioni per il fantastico e l’horror. Quell’espediente non impedì a Browning di “fondare” l’immaginario vampiresco successivo proprio con “London After Midnight”.

Quello che hai portato avanti nel tuo nuovo libro, “Il vampiro perduto”, è un vero e proprio lavoro di ricostruzione del film di Browning, che appare comunque diverso dai tentativi di ricostruzione per immagini di Philip J. Riley e Rick Schmidlin. Quali sono state le fasi del lavoro e quale lo schema che hai seguito?
F.G.: Innanzitutto ho reperito (e riprodotto nel mio libro) tutte le foto ancora esistenti del film, circa 200. Sono quasi tutte foto di scena, scattate durante o subito dopo le riprese, che in molti casi riproducono esattamente situazioni presenti nel film andato in sala. Per ricostruire la sceneggiatura ho utilizzato la “Cutting Continuity”, cioè il resoconto che la produzione faceva compilare a specifici addetti, dove era trascritto tutto il montaggio del film definitivo, con le didascalie e la descrizione delle inquadrature. È così possibile, oggi, avere un’idea precisa del film “London After Midnight”, con l’ausilio inoltre delle relative foto per immaginare il più possibile fedelmente l’esperienza vissuta dagli spettatori di allora. In attesa che qualcuno ritrovi una copia nascosta del film…

“Il vampiro perduto” rientra nella “Collana Vampyrismus – Saggi e testi rari sull’immaginario vampiresco”. Parliamo di questo progetto, dei testi che hai già pubblicato e dei canali in cui è possibile reperirli?
F.G.: “Vampyrismus” è una collana in cui propongo i risultati di anni di studi e ricerche sui diversi aspetti dell’immaginario vampiresco. Ho tradotto, per la prima volta in italiano, il testo teatrale che Stoker elaborò dal suo stesso romanzo “Dracula”, così come ho tradotto la trasmissione radio ispirata proprio a “Dracula” e mandata in onda da Orson Welles nel 1938. E poi ho proposto volumi dedicati a singoli film, oltre a “London After Midnight”: si tratta di “Nosferatu” (1922) e “Dracula il vampiro” (1958). Ora sto per pubblicare un saggio sull’ondata di donne vampiro, avviata da una poesia di Rudyard Kipling, che investì Europa e America tra il 1897 e il 1915 fino al successo della vamp Theda Bara. Un ennesimo libro “di nicchia”, per una ristretta cerchia di appassionati, che solo l’autoproduzione mi ha permesso di veicolare. Ormai mi sto dedicando quasi esclusivamente all’editoria autoprodotta, capace di far circolare volumi altrimenti esclusi dalle strettoie dell’editoria tradizionale, e anche la collana “Vampyrismus” è realizzata in questo modo. I miei libri autoprodotti si trovano tutti sul sito youcanprint.it e sui principali negozi di libri in rete (Amazon, Feltrinelli, Mondadori, ecc.).