In questo ultimo scampolo di 2025, c’è soltanto un libro che non può mancare nella collezione degli amanti del fumetto, si chiama “Narrare l’orrore. Temi e filoni del fumetto italiano per adulti”, un tomo possente che chiude la lodevole trilogia di Davide Barzi su un mondo sommerso e affascinante come pochi. Ne abbiamo parlato con Davide in una chiacchierata a tutto tondo che siamo certi vi farà venire voglia di sapere molto di più.
Informazione non da poco, per chi ancora non ha finito di fare i regali di Natale, è che il volume è disponibile sul sito dell’editore Cut-up Publishing con spedizione gratuita e immediata (24-48 ore).
“Narrare l’orrore. Temi e filoni del fumetto italiano per adulti”, ora in libreria, e “Eros in fabula. L’irripetibile stagione delle fiabe erotiche” seguono a “Colpo d’osceno. Autori e personaggi del fumetto horror erotico italiano” (qui la nostra intervista), espandendo quella tua indagine pionieristica con un’altra serie di pubblicazioni sommerse. Possiamo parlare del progetto generale che stai portando avanti con questi saggi targati Cut-Up?
Davide Barzi: La critica del fumetto, e la storicizzazione del linguaggio, nascono e si sviluppano in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta, con le prime pubblicazione dell’editoriale Corno, poi “Linus”, ancora la corno con “Eureka”, le prima fanzine sull’argomento e i primi giornalisti autorevoli che prendono in esame questo linguaggio. Il fumetto erotico nasce e si sviluppa negli stessi anni, quindi con uno stigma del tutto speciale, perché analizzarlo in quel momento di faticoso riposizionamento culturale avrebbe rischiato di sconfessare queste fatiche. Quindi, quando e se lo si analizza in quegli anni, è solo per metterne in luce limiti e difetti. Anche gli autori, alla luce di questa ghettizzazione, salvo rari casi si guardano bene dall’esporsi dichiarando di lavorare in quell’ambito. Quindi, nei testi di storia del fumetto che prendono corpo da lì in avanti, quel pezzo comunque molto importante (foss’anche solo in termini di quantità) di produzione editoriale viene relegato a poche sbrigative citazioni, quando non bellamente ignorato. Oggi, nonostante una mefitica aria di censura che par di percepire, in realtà siamo in un momento in cui è stato fatto e si sta ancora facendo un recupero ragionato e un’analisi delle testate dei marchi editoriale facenti capo a Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, e non solo. Penso al fondamentale lavoro di schedatura fatto da Luca Mencaroni, a quello di studio e riproposta di Luca Laca Montagliani con la sua Annexia, al lavoro che personalmente ho fatto per Editoriale Cosmo e alle attuali proposte di If Edizioni relative alle testate Ediperiodici (anche in questo caso grazie soprattutto a Montagliani). Le testate sono tornate a essere reperibili (anche se la riscoperta ha inevitabilmente fatto impennare i prezzi nel mercato dell’usato), gli autori o gli eredi degli stessi si fanno molti meno problemi a essere associati a quelle pubblicazioni. Si sta quindi scrivendo una sorta di controstoria del fumetto, o almeno “la storia nascosta”. Per poi scoprire che le connessioni con il fumetto mainstream sono infinite, e che quindi si tratta di una storia unica con filoni, autori e generi molto spesso interconnessi.
Se nel primo libro, la cornice di riferimento era l’horror erotico, spesso declinato da cinema e letteratura, in “Eros in fabula” l’orizzonte è la favola, mentre in “Narrare l’orrore” il filo rosso sangue torna ad essere l’orrore tout court, nelle sue più disparate accezioni e declinazioni… Parliamo del perché e di come una miriade di testate ha incominciato ad interessarsi a questi argomenti squisitamente weird?
D.B.: Il gusto del proibito. Dalla seconda metà degli anni Sessanta, sulla scorta del successo dei fumetti neri, si apre un canale per i temi e i generi vietati. I generi canonici, in particolare l’avventura classica, il western e l’umoristico, erano ampiamente coperti. L’intuizione di alcuni editori, tra i quali in particolare Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, è di coprire una porzione di produzione rispetto alla quale nessuno prima di allora aveva osato. Erotico e horror, i due generi “carnali” per eccellenza, sono le scelte più logiche. E la mescolanza tra i due ancor di più. Come già successi per “Diabolik” e i suoi epigoni, l’emulazione arriva molto presto, tanto che capita di trovare testate similari, talvolta differenziate da una sola lettera (è il caro, per esempio, di “Jolanda” e “Jolanka”). E così, gli iniziatori del fenomeno compiono continuamente dei balzi in avanti per riconfermare la primazia: oltre ad alzare l’asticella di ciò che viene mostrato, si cercano di continuo nuove strade e contaminazioni. È un gioco in cui editori e autori sembrano divertirsi molto, fino a toccare vette di surreale sublimi. Penso in particolare a “Naga”: impossibile inserirlo in un genere, ma è una sublime follia che solo in quel contesto avrebbe potuto nascere e cresce.
Gli anni che analizzi in “Eros in fabula” vanno dal novembre 1972, quando “Biancaneve” tiene a battesimo il filone, fino a quel 1974 in cui ben 14 diverse testate, tra antologiche e altre con protagoniste fisse, invadono le edicole… Riusciamo a fare un identikit del lettore tipo di queste pubblicazioni?
D.B.: In realtà è davvero inafferrabile, e non solo perché usa nascondere le pubblicazioni tascabili all’interno di riviste più blasonate. Molto di rado queste pubblicazioni erano collezionate, quasi sempre erano acquisti occasionali. Ed è bizzarro alla luce del fatto che in realtà gran parte di queste pubblicazioni (escludendo le antologiche) avevano una serratissima continuity interna. Se il fumetto mainstream era (e in parte è ancora oggi) composto di episodi singoli, qualche volta doppi, o magari di saghe che si sviluppano su più episodi ma senza modificare alcunché dello status quo della serie, il fumetto erotico vede il personaggio principale viaggiare, fare incontri, modificarsi, sposarsi, fare figli e quant’altro faccia parte di un meccanismo da “feuilleton”. Biancaneve è costruito con gusto e sapienza proprio con questi parametri da Rubino Ventura, che con altro nome di lì a pochi anni sarebbe diventato un romanziere di razza.
In quanto al secondo volume, parliamo delle testate e degli autori più pregevoli e, se possibile, anche dei loro riferimenti iconografici?
D.B.:“Biancaneve” è sicuramente quella che crea il paradigma: la più analizzata (l’unico personaggio di area erotica, insieme a Jolanda de Almaviva, a cui è stato dedicato un saggio nella preziosa collana I quaderni del fumetto italiano di Paolo Ferriani Editore) e la più vituperata (modello negativo per molti giornali dell’epoca, ritratta anche in copertina come “pericolo pubblico”). I modelli per il disegnatore Leone Frollo sono i disegnatori di stampo realistico statunitensi, in particolare John Buscema. In ordine cronologico seguono a ruota le collane antologiche, Fiabe Proibite e le Sexy Favole, perfette come modello produttivo perché se ne possono lavorare molte in parallelo (non avendo connessioni l’una con l’altra se non la macro-area narrativa a cui attingere). Dato il turnover selvaggio, la qualità è davvero altalenante, ma si possono trovare picchi come i lavori di Floriano Bozzi, gli esordi di Carlo Ambrosini ed Enea Riboldi e addirittura un numero di Magnus. Sul fronte Ediperiodici/Publistrip, si fa valere Maghella, che nasce all’interno di Menelik grazie all’arte di Dino Leonetti e del suo studio e ottiene quasi subito una sua testata autonoma. In termini di scrittura, oltre alle brillanti e continue invenzioni di Rubino Ventura alias Giuseppe Pederiali su Biancaneve, segnalo Le avventure di Pinocchio scritte dal comico e cabarettista Boris Makaresko.
“Narrare l’orrore” parte da due archetipi, il playboy Goldrake e la bella Isabella, per esplorare poi un mare magnum in cui i romanzi gotici classici si incontrano con la sci-fi, il feuilletton, le parodie e i drammi… Raccontiamo di questa disparità di stimoli e di come, nonostante la varietà, i fumetti riscontrassero comunque una buona se non ottima risposta da parte del pubblico?
D.B.: Sembra di raccontare la preistoria delle dinamiche d’acquisto, ma sino a venticinque/trenta anni fa c’erano precise abitudini da parte dei lettori. Quello dell’edicola era un rituale, per molti quotidiano. C’era la curiosità della scoperta che si affiancava alla regolarità dell’acquisto periodico. Le persone anche curiose non erano iperstimolate come oggi da mille input: l’edicola era il luogo delle possibilità, la fumetteria solo per chi aveva la fortuna di abitare non troppo lontano da una delle poche esistenti, la libreria non teneva fumetti se non pochissimi titoli, Jeff Bezos lavorava a Wall Street nel settore informatico e nel suo garage a Seattle ci teneva ancora la macchina. Editori dinamici come Renzo Barbieri erano sempre molto attenti agli “spazi vuoti” e “agli spazi in crescita”: studi di mercato artigianali ma efficaci portavano a preparare in tempi stretti nuove proposte, colmare dei bisogni, imitare modelli ma non di rado creandone di nuovi. La sorpresa, per i “cercatori d’oro cartaceo”, era costante e continua, e le risposte in termini di acquisto spesso soddisfacenti, e anche le testate con riscontro meno ampio facevano numeri che nel mercato odierno rappresentano un sogno. Certo, per quanto riguarda le pubblicazioni di ambito sexy la ripetitività era dietro l’angolo e la stanchezza arrivava nel lettore abbastanza presto, quindi – se le prime collane hanno avuto durate sensibili – con il tempo è subentrata una certa “tendenza alla miniserie”, perché l’interesse per i numeri d’avvio spesso si perdeva dopo pochi albi. Questo portava a un ricambio di catalogo abbastanza frequente, ma anche a una sperimentazione continua. È grazie a questo rilancio costante che – per uscire dall’ambito erotico – nascono per esempio fenomeni editoriali come “Il Paninaro””.
Con 1000 pagine totali divise in tre volumi hai colmato, senz’altro, un vuoto non da poco nello studio della nona arte di casa nostra. C’è un percorso che reputi ancora degno di essere approfondito?
D.B.: Ci sarebbero tranquillamente altre mille pagine da riempire. E poi ancora mille. Nell’ultimo libro, in particolare, ho cercato di mostrare quanto fosse diversificata la produzione, sia per genere sia per target, muovendosi non di rado, in particolare negli anni Settanta, anche del tutto al di fuori dell’ambito sexy. Ecco, su tutta la produzione classica, avventurosa, per ragazzi di GEIS, Edizioni del Vascello e marchi simili mi soffermerei volentieri. Se ne avessi il tempo…